sabato 8 maggio 2010

Pausa


Specchio appannato, quello in cui ti vedo riflesso, lacrime amare scendono sul tuo viso, o forse è condensa sul vetro riflettente.
Dubbi che vanno rinforzandosi in un turbiunio di pensieri contorti, che fanno vibrare il mio essere in modo inconsueto.
Ricordo quando non sapevi ch' io fossi e ti trovavi in accordo simbiotico con me, mentre nella realtà discutevi apertamente con me, contradicendo ogni mia parola, fu allora che capii, l'avversità nei miei confronti e non nei miei pensieri.
Poi presi la decisione di affrettare le cose, vilmente mi apprestai a togliere il respiro al mio alter ego, per dare spazio al mio io reale, quello con cui ti saresti dovuto scontrare.
Senza rimpianti vidi il dolore, assaporai parole di sconforto per la perdita di un amico virtuale, mentre il bastardo che in me risiede, rideva di gusto, inebriando i miei pensieri.
Quanti specchi si infrangono col gelo, quanti cocci si pestano col fuoco che arde nel cuore, conta ogni frammento e ridi di gusto, perché le tue maschere ora non mi spaventano, sono stanco e la stanchezza mi mette in condizione di godermi la vita, senza troppo pensare alle preoccupazioni inutili.
Se ancora non hai capito; pazienza, non è un problema mio, ti lascerò ai tuoi dubbi come tu hai abbandonato me alle mie certezze, per quanto errate fossero.

1 commento:

gre ha detto...

Privarsi delle maschere che ci creiamo porta a conoscerci, a riconoscere le nostre debolezze e le nostre fragilità. Una volta riconosciute possiamo sfruttarle perché esse siano il nostro punto di forza.
Lo scontro più difficile è sempre quello contro noi stessi.